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Servizio al FuturoPassaggio Generazionale

Passaggio Generazionale

Secondo i dati della Camera di Commercio di Monza e Brianza attualmente in Italia ci sono 286.000 Imprenditori ultrasettantenni.

l’insuccesso del passaggio generazionale è presente nell’aria e le aziende straniere attendono…  si rischia la svendita del marchio a multinazionali estere: l’elenco è lunghissimo, solo negli ultimi anni ci sono stati 437 passaggi di proprietà da società italiane a straniere.

Le aziende italiane vanno a ruba., perchè? Se l’aziemda Italiana va bene vuol dire che l’imprenditore che la gestisce è un FENOMENO; se l’azienda va bene nonostante abbia il mondo contro, il sistema contro, i servizi peggiori, il fisco più battente e una legislazione del lavoro tra le più antipatiche che ci sia L’imprenditore Italiano è un genio, e gli stranieri lo sanno…

Le opportunità dei giovani di innovarsi ci sono, ma siamo noi adulti che dobbiamo dare a loro la possibilità di sfruttarle ed a volte non sempre queste loro esigenze sono in linea con le nostre aspettative.

Il passaggio generazionale è un passaggio di cultura, di capitale e tutto questo potrebbe prendere una forma diversa da quella che abbiamo costruito noi. A volte il capitale può servire ai giovani per creare altre aziende ed altri posti di lavoro. Non dimentichiamo che entro 5 anni in Italia il 63 % delle imprese a conduzione familiare dovranno sostenere un passaggio e nei prossimi 10 anni ci saranno lavori nuovi dei quali ora ignoriamo l’esistenza.

Dobbiamo dare la possibilità ai figli di innovarsi cercando di trasmettere a loro la più alta educazione : il rispetto per sé e per il prossimo, in modo tale che i giovani riescano a seminare ed a raccogliere in un’era che non ci appartiene più.

Innestare “il nuovo” sul “vecchio tronco” è affare delicato, occorre conoscere e studiare bene “le radici” che sono la consistenza e il valore unico della vecchia pianta. Il nuovo frutto deve essere affine al vecchio, e l’abilità sta nel predisporre “marza e spacco”. Le antiche radici e il nuovo germoglio devono cicatrizzarsi bene e solidamente per portare buon frutto, non basta il vigore del germoglio, non basta l’antica stirpe. Occorre una comunione di forze ed energie, una sapiente miscela di metodo e tecnica, passione e talento.

Le statistiche sotto riportate sono la conseguenza di una mancata conoscenza delle caratteristiche della personalità dei giovani.

Sul passaggio generazionale sembra che gli Imprenditori a volte si dimenticano che sono prima papà poi Imprenditori alimentando un  orgoglioso a volte leggermente cieco nella visione della felicità del figlio, anche se chiaro nella visione dell’azienda. Continuano a rimanere aggrappati ad un tempo che non esiste  più, concentrati a far bene il loro lavoro perdendo di vista la Vision che i figli si sono costruiti a volte diversa dalla loro.

Nel passaggio generazionale si deve puntare al successo dei GIOVANI abbandonando l’idea di salvaguardare un sistema aziendale che il più delle volte risulta essere antiquato. Nel passaggio generazionale va fatta una analisi e va considerata anche l’opportunità di poter modificare o addirittura variare integralmente la mission aziendale, indirizzando il proprio know how verso nuovi obiettivi.

Il passaggio generazionale può servire per creare nuovi posti di lavoro per migliorare le relazioni e le interazioni con il territorio  per portare energia e idee nuove. Per le vecchie generazioni deve essere percepito come un momento importante e positivo con cui assaporare il beneficio dei sacrifici fatti in una vita per veder crescere e migliorare ulteriormente l’attività creata.

In Italia il 65% delle imprese con fatturato superiore ai 20 milioni di euro è costituito da aziende familiari.

Il passaggio generazionale nelle imprese familiari, è, quindi, un tema delicato sia per gli effetti sul sistema economico sia per i risvolti psicologici degli attori coinvolti, effetti troppo spesso sottovalutati da chi affronta l’argomento in maniera tecnica.

Il modello imprenditoriale italiano, a “conduzione familiare”, non tiene più al cospetto di globalizzazione e crisi economica. Il fallimento dei tentativi di passare il business ai figli costa 600mila posti di lavoro l’anno in Europa. In Italia le successioni dirette sono al 90%, ma ci sono casi di successo che hanno tentato altre vie

La trasmissione delle imprese di padre in figlio sta diventando sempre più complessa, e più rischiosa per le sorti dell’azienda e dei suoi dipendenti. Su 80.000 imprenditori che ogni anno in Italia affrontano la successione generazionale, appena un quarto supera il primo passaggio, il 14% non supera il secondo, mentre al terzo rimane in piedi solo il 5% delle imprese. E il 63% delle imprese che superano il passaggio generazionale non va oltre il quinto anno. La globalizzazione prima, e la crisi negli ultimi anni, hanno esasperato tutti i limiti del “family business”, tipico del sistema italiano: “Emerge la fragilità di un capitalismo familiare – si rileva nel rapporto “Outlet Italia. Cronaca di un Paese in (s)vendita”, pubblicato da Eurispes e Uil-Pa – dove la personalità del fondatore è spesso in grado di svolgere la propria attività meglio di un qualsiasi altro manager, ma il rischio è che il successo acquisito sia dovuto al carisma e alle capacità di quella persona e, quindi, non facilmente replicabile”. L’insuccesso del passaggio generazionale, attesta il rapporto, porta spesso alla svendita del marchio a multinazionali estere: l’elenco è lunghissimo, solo negli ultimi anni ci sono stati 437 passaggi di proprietà da società italiane a straniere.

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